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Chi di noi non è mai rimasto affascinato dal percorso che conduce dal Largo delle Ninfee fino alla Torre di Ligny? Un lembo di terra caratteristico, spesso abbracciato dal vento fresco di Tramontana d’inverno e riscaldato dalla bellezza dei tramonti trapanesi d’estate.

Lungo questo percorso, sorge la chiesetta di San Liberale, o “Santu Liberanti”, edificio molto antico la cui storia riporta i cittadini trapanesi e gli amanti delle leggende molto indietro nel tempo, facendoli immergere in una dimensione che ha come protagonisti il corallo e i maestri corallari, e che fonde in sé tradizione e leggenda popolare.

Nel XVII secolo Trapani era già conosciuta e rinomata per la pesca e la lavorazione del corallo, il cosiddetto “oro rosso”, che nei secoli ha reso la nostra città famosa in tutta Europa. I pescatori di corallo, che dapprima praticavano questa attività davanti le coste della città, con il passare del tempo si spinsero sempre più a ridosso delle coste del Nord Africa, ricchissime di barriere coralline.

Perché la chiesa di San Liberale è così strettamente legata al nostro corallo e alla sua pesca ce lo spiega una leggenda, che ci trasporta addirittura al V secolo d.C., quando un certo Liberale, abate del Monastero di Galsa, in Africa, venne catturato dagli arabi-musulmani e torturato affinché rinnegasse la sua fede. Liberale resistette e, per questo, venne mandato a morire in mare aperto, su un’imbarcazione utilizzata per il trasporto di legname destinata ad essere incendiata. Ma la fiamma non divampò e allora Liberale venne ucciso a colpi di remo sul capo. Molti secoli più tardi, nello stesso spazio di mare in cui Liberale aveva perso la vita, i corallari trapanesi realizzarono una “pesca miracolosa”, con il recupero di ingenti quantità di corallo. Una volta ritornati in terra isolana, i pescatori scaricarono il loro bottino nell’esatto punto in cui oggi sorge questa chiesetta, che fu consacrata proprio al Martire Liberale, da allora in poi lodato e venerato come un vero e proprio santo.

E il culto di San Liberale è stato per molto tempo una prassi insostituibile ed immancabile per i pescatori e corallari trapanesi: il lunedì successivo alla Domenica di Pentecoste, infatti, i pescatori di corallo erano soliti riunirsi davanti questa chiesetta e raccogliersi intorno alla “frazzata” (una coperta sopra la quale erano poste le primizie da degustare) in un momento di convivialità e di buon auspicio per le battute di pesca future.

La chiesetta di Santo Liberale, con il suo piccolo ma prezioso ambiente interno – caratterizzato da un bellissimo tetto a “dammuso” -, ha purtroppo totalmente perduto la bellezza del suo originario prospetto esterno, andato in rovina per i bombardamenti della II Guerra Mondiale e l’attività erosiva del mare, oltre che per l’incuranza e la negligenza dell’uomo.

Questo luogo parla di Trapani, della sua storia, delle persone che l’hanno abitata e dei capolavori per cui si sono distinte: proprio per tutto questo – per la ricchezza che custodisce e preserva -, la chiesetta di San Liberale non dovrebbe più poter passare inosservata agli occhi dei passanti, ma essere valorizzata nel migliore dei modi e rivalutata come centrale e particolare luogo d’interesse storico-culturale della nostra città.

Lorenzo La Rocca e Marcella Naso

Trapani per il futuro

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