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L’hackathon “I giovani costruiscono la Sicilia”, svoltosi online il 30 novembre 2020, ha coinvolto numerosi giovani – si sono formate ben 17 squadre! – e ha dato spazio e voce a tanti progetti interessanti da poter sviluppare nella nostra Isola. Il gruppo classificatosi al primo posto ci ha raccontato come è nato il suo progetto e quali sono le sue prospettive di sviluppo in Sicilia.

L’idea del progetto nasce da Alessandro, giovane imprenditore romano con radici siciliane. Alessandro, durante un viaggio di un mese su un catamarano a vela, da Ravenna a Corfù, si nutre prevalentemente del proprio pescato, toccando con mano un problema che non pensava essere così incombente. Si accorge infatti – passando tra Croazia, Montenegro, Albania, Grecia – della differenza di quantità di pesce pescato fra una costa di un Paese e l’altra: nei Paesi meno sviluppati, la quantità di pesce pescato risulta essere molto maggiore rispetto a quello trovato vicino le coste dei Paesi più sviluppati. Da quel momento, cominciano le ricerche di Alessandro sull’ormai tangibile problema della sovrappesca, pensando, contestualmente, ad una soluzione che risulta essere quanto mai urgente: se si continua a pescare con il ritmo odierno, infatti, il nostro mare sarà completamente vuoto entro il 2048, con conseguenze ovviamente devastanti per l’ecosistema marino e per l’intero ambiente.

Ma da dove deriva la necessità di pescare una così ingente quantità di pesce? A cosa serve? Attualmente, un quarto del pesce pescato in tutto il mondo – parliamo di circa 20 milioni di tonnellate di pesce all’anno – è destinato solamente all’allevamento (di pesci, ma non solo) come fonte di nutrimento.

Ad ottobre, Alessandro si mette all’opera e partecipa ad un primo hackathon, con l’intento di trovare un cibo alternativo per i pesci d’allevamento; a lui si uniscono altri tre giovani, accomunati tutti dalla passione per il mare e da un forte senso di responsabilità rispetto alla risoluzione di questo importante problema ambientale. All’hackathon “I giovani costruiscono la Sicilia” arrivano in otto: al loro gruppo si uniscono infatti altri quattro giovani ricercatori, formando così una squadra affiatata che presenta il proprio progetto con lo slogan “dalla distruzione del mare all’economia circolare”.

Ittinsect – questo il nome del progetto scelto dagli ideatori -, che avrà sede a Catania, ha come obiettivo l’eliminazione della pesca del pesce non destinato al consumo umano diretto e la sostituzione degli attuali mangimi per l’itticoltura, cioè farine e oli di pesce, con mangimi specializzati, la cui parte proteica deriva dagli insetti.

Per comprendere meglio, Alessandro ci fornisce dei dati rilevanti: «L’attuale uso dei mangimi tradizionali in Sicilia produce lo stesso gas serra di tutte le macchine di Catania e Palermo messe insieme. Sostituendo il nostro mangime in tutti gli allevamenti siciliani, avremmo invece lo stesso impatto sulla riduzione di gas serra di una foresta di 6 milioni di alberi». Appare evidente, grazie a questi dati che si calano nella realtà, l’effetto impressionante che questo nuovo e innovativo approccio sortirebbe nell’ambito della salvaguardia del mare.

Con il premio di €5000 ricevuto in quanto primi classificati all’hackathon “I giovani costruiscono la Sicilia”, Ittinsect ha cominciato lo shopping di farine proteiche da utilizzare come nutrimento negli allevamenti di pesce. Al momento, infatti, il team è in contatto con varie università, siciliane e straniere, in cui si stanno già realizzando dei test volti alla sperimentazione diretta di questo nuovo metodo di alimentazione su pesci d’allevamento.

Ma non finisce qui! Ittinsect, poco tempo fa, è anche risultato vincitore del primo premio del Challenge Lab 2020 di EIT food, una sfida dedicata al cibo e alla sostenibilità, dimostrando il grande potenziale di questo progetto, la cui realizzazione avrebbe un impatto enorme a livello ambientale – parliamo di una riduzione della pesca destinata all’industria manualistica europea pari a 8 milioni di tonnellate l’anno – ma anche a livello sociale, grazie alla creazione di nuovi posti di lavoro nella nostra Isola.

Marcella Naso

Trapani per il futuro

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